Sugli adolescenti di oggi si leggono notizie allarmanti: "La fotografia che ci troviamo ad osservare è quella che ritrae una realtà in cui le ragazze ed i ragazzi che vivono nel nostro Paese "stanno male". Il malessere delle giovani generazioni è diffuso, si esprime in diversi modi, ma riguarda tutte le sfere dell'esistenza, coinvolge le diverse fasce d'età, i ragazzi e le ragazze che vivono nelle grandi città e quelli che vivono nelle città di provincia. […] Mettendo insieme i dati e le riflessioni dei numerosi operatori coinvolti nella stesura del 13° Rapporto CRC, abbiamo di fronte una realtà complessa, in cui però emerge chiaramente la difficoltà che hanno sia i ragazzi che le famiglie a gestire tale complessità. Gli adulti non riescono a fornire appieno risposte adeguate ed essere sempre quei punti di riferimento di cui invece i ragazzi/e avrebbero bisogno in ogni ambito della loro vita. Le figure genitoriali sono oggi spesso impreparate ad affrontare le sfide legate alle varie fasi di crescita, disorientate e lasciate sole. La scuola è spesso percepita lontana, i giovani che hanno difficoltà faticano a chiedere aiuto e trovare risposte in tale contesto, anche perché non avvertono la presenza di un sistema attorno a loro. Ma anche gli insegnanti si sentono soli" (dalla Premessa del 13° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia, novembre 2023).
È quanto scrive anche, tra gli altri, la giornalista Giulia Cananzi: "Una recente ricerca dell'Istat rileva che sono raddoppiati negli ultimi due anni gli adolescenti insoddisfatti della vita o che accusano una sofferenza mentale. Potremmo addurre mille motivazioni per cercare di spiegare tanto disagio, ma un punto fondamentale è capire se c'è un modo di rispondere, e possibilmente prevenire, a quella che sembra una deriva aggressiva in costante aumento, senza perdere i ragazzi e tutelando la collettività" (dicembre 2023).
Lo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro, quale esperto dell'età evolutiva (e non solo) centra, invece, la sua riflessione sulle caratteristiche degli adolescenti e non su fatti e dati: "I ragazzi e le ragazze, quelli che oggi chiamiamo adolescenti e vivono in un ambiente profondamente mutato e soggetto ad apparenti o reali cambiamenti sempre più rapidi nel giro di una stessa generazione, non hanno subìto in profondità una mutazione nel senso che la biologia dà a questo termine. Abbiamo documentazioni provenienti da un passato più o meno remoto che dimostrano come certi comportamenti che oggi ci affascinano o ci preoccupano negli adolescenti nostri contemporanei, fossero ben presenti da sempre. Da questa documentazione risulta con tutta evidenza che quella che oggi chiamiamo 'adolescenza' sarebbe stata meglio chiamarla 'l'età di Parsifal', da parsi, puro, e fal, folle. È l'età dei folli puri, non quella alla quale pensavano gli psichiatri dell'Ottocento quando hanno coniato il termine ebefrenia mettendo una pietra tombale sulla bella follia dei ragazzi". L'adolescenza è una fase fisiologica e gli adulti devono fare in modo di non renderla patologica con le loro ansie (soprattutto di inadeguatezza) o interventi sbagliati.
Fulvio Scaparro aggiunge: "Se gli adolescenti sono costretti a mostrare un volto non gradevole, questo è in parte da considerarsi un aspetto fisiologico della crescita e della ricerca di un'identità ma molto è anche dovuto all'adulto smemorato, immemore perfino della propria adolescenza. Quando si specchiano l'uno nell'altro non si piacciono: il giovane non ama quell'anziano' che gli si propone come modello, l'anziano disconosce la paternità o la maternità di quel giovane che gli sta di fronte. In comune hanno spesso solo l'arroganza. Non si ha più voglia di giocare, di esplorarsi, di corteggiarsi. Entrambi si pietrificano in rigide maschere. Visto dal punto di vista del ragazzo, entrare nella società dei grandi vuol dire, allora, pietrificarsi in una delle innumerevoli maschere possibili, quella del cattivo, del bravo figliolo, del duro, del sottomesso, del malato, del violento, del tossicodipendente, del fumatore… La pietrificazione è l'opposto del dialogo fertile, riduce la vita a un tragico teatro di marionette. Uno dei sintomi di questa pietrificazione del ruolo e del rapporto tra adulto e adolescente è quel giovanilismo ridicolo e tragico che spesso gli adulti - purtroppo proprio quelli che hanno funzioni e ruoli formativi - mettono in mostra nel loro rapporto con i ragazzi e le ragazze. Non bisogna inseguire i giovani, non bisogna 'fare i giovani', non occorre adularli. L'adulto, così facendo, rinuncia alla risorsa della diversità e si rende ridicolo e tragico come chiunque sia fuori posto e fuori tempo in circostanze che esigerebbero invece autenticità e responsabilità. L'adulto dovrebbe essere disponibile senza attendersi che l'adolescente faccia altrettanto. Disponibilità vuol dire presenza non intrusiva. Essere pronti a dare, consigliare, accogliere, raccontare le proprie esperienze e i propri sogni, dare esempio, dire 'no' ma anche sostenere e incoraggiare quando occorre, evitando di sostituirsi al giovane e di rafforzarne la dipendenza gettando così le basi di future dipendenze. Disponibilità è dare un tranquillo esempio di maturazione quale può dare solo chi ha vissuto molti distacchi e molte unioni ma non ha perduto la voglia di vivere". L'adolescenza è una prova di maturità per gli adolescenti che devono superare questa fase e per gli adulti che devono mostrare di averla già vissuta e superata. L'adolescenza è il periodo in cui gli adulti devono assicurare ancor di più l'ascolto (art. 12 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia) e promuovere lo sviluppo, da quello fisico a quello sociale (art. 27 Convenzione), dei ragazzi. L'art. 27 offre uno spunto ai genitori come dovrebbero accompagnare i figli nell'"età dello sviluppo", dal loro chiuso ai loro coetanei "soci" (letteralmente "compagni, alleati").
La famiglia da normativa, incentrata su dovere e obbedienza, è diventata "famiglia narcisista", che privilegia altre priorità, quali espressività, emozionalità, originalità, felicità; secondo lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, dopo la pandemia è diventata "famiglia postnarcisista", segnata dalla rarefazione nelle relazioni, la perdita di grandi valori e punti di riferimento e l'accresciuta difficoltà da parte dei genitori ed educatori ad accettare la fragilità dei figli. Gli adolescenti di oggi sono più fragili e tendono all'implosione perché sono più fragili i genitori, perché manca l'adultità. L'art. 315 bis comma 2 cod. civ. ha introdotto una grande novità rispetto alla vecchia normativa codicistica: "Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti". Il legislatore ha specificato il diritto di crescere e l'importanza dei rapporti, proprio quello che avviene nell'adolescenza: "adolescente" deriva dal verbo latino adolèscere, che significa "crescere".
Matteo Lancini richiama: "Non bisogna trascurare alcun gesto degli adolescenti perché loro provano veramente dolore. Se un ragazzo tenta il suicidio, continuerà a pensarci; se una ragazza soffre di anoressia, continuerà a pensarci" (in un webinar del 05-02-2021). In passato le mamme "odoravano" i figli per sentirne odori sospetti, ne sollevavano il mento per guardarli negli occhi e altre "accortezze". Oggi c'è una mania del controllo (che si pensa, per esempio, di esercitare dando precocemente ai figli il cellulare) ma non la giusta vigilanza, lo sguardo, l'attenzione, l'ascolto.
Dato il numero sempre maggiore di tentativi di suicidio e di suicidi adolescenziali e giovanili, in particolare in Italia, Lancini consiglia: "Anziché mandare i figli dallo psicologo, i genitori dovrebbero parlare direttamente con i figli e chiedere loro se hanno mai avuto idee suicide e perché" (in un convegno del 17 ottobre 2023). Assistere moralmente i figli (artt. 147 e 315 bis comma 1 cod. civ.), cioè fermarsi con loro, accostarsi al loro mondo, far venir fuori le loro vere esigenze, è uno degli adempimenti più difficili per i genitori, soprattutto nel periodo adolescenziale dei figli.
Di solito i genitori si preoccupano fin troppo della protezione dei figli ma non adeguatamente del loro "ben-essere" (come, invece, richiesto nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia), per cui sono in aumento fenomeni di ogni sorta, tra cui quello degli "hikikomori", ragazzi chiusi in casa senza prospettive né di studio né di lavoro.
Un altro fenomeno inquietante è quello del "Teen Dating Violence" (TDV, letteralmente "violenza negli appuntamenti con adolescenti", ovvero il "non amore" tra adolescenti), cui si aggiunge quella online, un aspetto critico del percorso di esplorazione adolescenziale, cioè la violenza che può caratterizzare le prime relazioni sentimentali in adolescenza e che può comportare, oltre a pericoli nell'immediato, anche problematiche nel lungo periodo. La migliore prevenzione è sempre la relazione genitoriale fatta di attenzione e ascolto (e non controllo o interrogatorio), lo sguardo d'amore dei genitori tra di loro e nei confronti dei figli, presenza, dialogo, contrasti, impegno, costanza, regole. Regole che sono state bandite anche come vocabolo per evitare possibili reazioni da parte dei bambini e ragazzi, invece vanno recuperate e rinnovate. L'adolescenza sembra essere diventata o considerata una forma di autismo.
Dato l'aumento dei disturbi del comportamento alimentare in varie forme, oltre alla più riconoscibile anoressia (per esempio il "binge eating", disturbo da alimentazione incontrollata), a scuola gli insegnanti devono essere attenti a cogliere i segnali dei disturbi (per esempio per l'anoressia: assenze frequenti, mani fredde o rosse, mancata sudorazione, perfezionismo, abbigliamento per nascondere il corpo, stanchezza…) non per segnalarli ai genitori o agli stessi adolescenti che ne soffrono ma per dare loro uno sguardo diverso come lo avrebbero desiderato sino a quel momento e che richiedono con il loro disturbo. Quello sguardo che manca sempre più in famiglia e a scuola.
La neuropsichiatra infantile Chiara Davico puntualizza: "I disturbi propri del neurosviluppo ad esordio nei primi anni di vita rappresentano i precursori per traiettorie evolutive psicopatologiche gravi e maggiormente impattanti in adolescenza. In tale ottica promuovere il neurosviluppo, sostenendo una crescita armonica e serena, così come intervenire quando compaiono difficoltà e disturbi deve rappresentare una priorità del sistema sanitario, così come della comunità in senso lato" (il 10 ottobre 2023 in occasione della Giornata mondiale della salute mentale). I genitori devono conoscere le caratteristiche dell'infanzia e gli eventuali disturbi comportamentali (dall'aggressività al mutismo selettivo, disturbo non così raro) e come gestirli per poter, poi, affrontare il ritorno di alcune dinamiche durante l'età adolescenziale dei figli, quali chiusura in se stessi, isolamento sociale, distruttività e altro.
Spesso in età adolescenziale (e successivamente) i ragazzi seguono, si aggrappano a eroi, leader negativi perché vanno alla ricerca di coerenza e coraggio, valori di cui dovrebbero essere portatori gli adulti che, invece, sono sempre meno adulti.
Si ribadisce che l'adolescenza non è un problema ma una fase della vita in cui il ragazzo o la ragazza si proietta (o così dovrebbe essere) verso il proprio progetto di vita. E di questo devono essere consapevoli innanzitutto i genitori che hanno altresì la responsabilità di far vivere ai ragazzi l'adolescenza come un periodo fisiologico e non patologico in cui affiorano dipendenze e disturbi vari.
L'adolescenza è il momento in cui si sperimentano la libertà personale e gli altri diritti inviolabili, in cui ci si lancia nel gioco della vita, in cui si concretizza quanto scritto nell'art. 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia: il diritto al riposo, allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie dell'età, ed a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Il bioeticista Paolo Marino Cattorini dà una bella definizione: "L'adolescenza è il tempo della rinascita. A innescare la trasformazione ci pensa il corpo, che cresce in dimensioni e accoglie vissuti mai provati. Sono messe in vibrazione le certezze infantili: la rappresentazione di sé, il legame con altri, il principio della speranza, l'idea del mondo".
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