Data: 18/11/2013 16:50:00 - Autore: Maria Concetta Carpine
Maria Concetta Carpine -�La responsabilit� illimitata e solidale dei soci e la correlata partecipazione degli stessi all' amministrazione rappresentano le caratteristiche fondamentali delle societ� di persone. Ci� spiega tanto la classificazione di questa tipologia di societ� quale contratto intuitus personae quanto il perch� la circolazione delle partecipazioni del socio � inter vivos e mortis causa - sia subordinata al consenso unanime degli altri soci, nonch�, in caso di premorienza di un socio, alla volont� dei suoi eredi di acquisire la qualit� di socio.�
Il caso si mostra indubbiamente interessante in quanto vede la commistione del diritto societario e del diritto successorio.�
L'art. 2284 c.c. sancisce che, in caso di morte di uno dei soci, i soci superstiti devono liquidare la quota agli eredi, a meno che preferiscano sciogliere la societ� ovvero continuarla con gli eredi stessi e questi vi acconsentano. Detta norma fissa, innanzitutto, il principio di intrasmissibilit� iure ereditario della quota del socio defunto: soprattutto laddove gli eredi acquisirebbero una responsabilit� illimitata per le obbligazioni sociali, si esclude che essi acquistino, automaticamente e per il solo effetto della successione, la posizione del loro dante causa nella societ�. In altri termini, gli eredi del socio premorto sono e rimangono estranei alla societ�. In secondo luogo, salvo diversa pattuizione del contratto sociale, la morte del socio determina i seguenti effetti: 1. lo scioglimento immediato del vincolo societario relativo al socio deceduto; 2. il venir in essere del diritto degli eredi alla liquidazione della quota del loro dante causa; 3. la continuazione della societ� fra i soci superstiti. In alternativa, ai soci superstiti � concessa la facolt� di scegliere tra lo scioglimento della societ� e la continuazione della stessa con gli eredi, salvo il loro consenso. Trattasi di una norma, quella di cui all'art. 2284 c.c., dispositiva e pertanto derogabile per volont� dei soci attraverso l'introduzione di specifiche pattuizioni nel contratto sociale relative alle modalit� e ai termini di liquidazione della quota del socio deceduto.�
Qualora gli eredi non acconsentano alla continuazione della societ� con i soci superstiti, subentrando al de cuius nella qualit� di soci, gli altri potranno optare o per la liquidazione della quota del socio premorto agli eredi e per la continuazione della societ� fra i superstiti oppure per lo scioglimento e dunque per la conseguente messa in liquidazione della stessa.�
Ovviamente, lo scioglimento automatico ex lege della societ� limitatamente al socio defunto non comporta l'acquisizione in capo agli eredi dello status di socio: gli eredi sono titolari esclusivamente di un �diritto alla liquidazione della quota del loro dante causa�. Diritto che, quale credito ereditario, sorge nel momento dell'accettazione dell'eredit� ed indipendentemente dal fatto che la societ� continui o si sciolga.�
La disciplina di tale liquidazione � contenuta nell'art. 2289 c.c., il quale sancisce: �Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota. La liquidazione della quota � fatta in base alla situazione patrimoniale della societ� nel giorno in cui si verifica lo scioglimento. Se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite inerenti alle operazioni medesime. Salvo quanto � disposto nell'art. 2270, il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto�. Gli eredi hanno diritto solo ad una somma di denaro che rappresenta il valore della quota posseduta dal socio defunto. Essi vantano esclusivamente un diritto di credito � pecuniario nei confronti della societ� e non possono pretendere la restituzione dei beni conferiti in propriet� e ancora presenti nel patrimonio sociale ovvero in godimento: ci� sia in virt� del principio di intangibilit� del conferimento sia al fine di consentire la continuazione dell'impresa, impedendo la sottrazione dei beni sociali alla loro destinazione produttiva. Il pagamento a favore degli eredi deve essere effettuato nel termine di sei mesi dalla morte del socio.�
Il parametro per determinare il valore della quota � costituito dalla situazione patrimoniale della societ� nel giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto sociale � nel caso particolare, dalla data della morte del socio. Al fine di assicurare la congruit� della suddetta valutazione, � sancito che, nel caso vi siano operazioni in corso, gli eredi partecipano agli utili e alle perdite correlati alle stesse.�
La determinazione della quota deve avvenire sulla base della situazione patrimoniale che registri l'effettiva consistenza economica del patrimonio sociale. � necessario redigere pertanto un vero e proprio bilancio che sia: 1. straordinario, in quanto diretto a stabilire l'effettivo valore dei beni che compongono il patrimonio sociale; 2. aperto, in quanto deve comprendere la valutazione di situazioni in fieri al momento dello scioglimento. Inoltre, l'onere di provare il valore della quota del socio defunto spetta ai soci superstiti, non agli eredi.�
La normativa codicistica nulla dice, per�, sulla possibilit� che, a causa di perdite e/o di una forte esposizione debitoria a carico della societ�, il valore della quota da liquidare risulti essere negativa. Precisato che il debito liquidatorio a carico della societ� nei confronti degli eredi deve essere trattato alla stregua di qualsiasi altro debito sociale, in caso di capienza del patrimonio sociale, lo stesso deve essere adempiuto dalla societ� mediante l'utilizzo dell'attivo del patrimonio netto e, qualora questo sia insufficiente, del capitale sociale. Nel caso di incapienza del patrimonio sociale, invece, gli eredi non otterranno alcuna liquidazione dalla societ�; parallelamente, la societ� non potr� chiedere agli eredi di effettuare versamenti per reintegrare proporzionalmente le perdite accertate.�
Nonostante l'insoddisfazione del proprio credito ereditario, gli eredi rimangono comunque responsabili nei confronti dei terzi per le obbligazioni sociali sorte sino alla data della morte del de cuius, secondo quanto stabilito dall'art. 2290 c.c.. Tale responsabilit� sussiste esclusivamente verso i terzi e non anche verso i soci, rispetto ai quali gli eredi del socio premorto vantano il diritto all'azione di regresso, qualora fossero chiamati a rispondere per le obbligazioni sociali da parte dei creditori. In pi�, per evitare che gli eredi rispondano anche per obbligazioni sociali successive alla data di scioglimento del rapporto sociale, essi dovranno dare tempestiva comunicazione dell'avvenuto scioglimento del rapporto sociale ai terzi con tutti i mezzi idonei, pena l'inopponibilit�. Trattandosi nel particolare di una s.n.c, tale notizia dovr� essere data mediante iscrizione del registro delle imprese.�
Sin qui la disciplina in materia societaria. Veniamo ora alla particolare applicazione del diritto successorio.
Si � detto che il diritto alla liquidazione della quota del socio defunto sorge al momento dell'accettazione dell'eredit� da parte dell'erede e, trattandosi di credito ereditario, trover� applicazione il diritto successorio. L'accettazione dell'eredit� pura e semplice (art. 490 c.c.) comporta la confusione del patrimonio dell'erede con quello del defunto. Ne consegue che, qualora i debiti del de cuius superino i crediti, l'erede sar� tenuto comunque ad onorarli, anche con il proprio patrimonio personale.
Per evitare tale rischio, gli eredi possono legittimamente avvalersi di uno specifico strumento predisposto dal legislatore. Trattasi dell'accettazione con beneficio d'inventario: in tal modo, gli eredi non saranno tenuti al pagamento dei debiti ereditari oltre il valore dei beni pervenuti loro per effetto della successione, ma solo nei limiti di esso, adempiendo ovviamente a tutte le formalit� previste dalla legge. O, nei conclamati casi di eccessivo indebitamento del de cuius (tali da presumere l'insufficienza del patrimonio ereditario alla soddisfazione di tutti i creditori), non rester� altra soluzione agli eredi che rinunciare all'eredit�.�
Maria Concetta Carpine
E-mail:�mc.carpine@gmail.com

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