Data: 23/07/2019 16:00:00 - Autore: Francesco Pandolfi
Avv. Francesco Pandolfi - Un'azienda ospedaliera che accoglie un paziente per curarlo deve avere tutti i requisiti atti a far s� che la prestazione sanitaria che eroga siano all'altezza della situazione. Questa � la circostanza che ci si dovrebbe aspettare nella totalit� dei casi di cura della persona in ambiente ospedaliero.

Invece, diversamente, molte sentenze di Tribunali e Corti di Appello italiane raccontano storie diverse; queste pronunce hanno origine proprio da errori medici compiuti, ad esempio, in sala operatoria.

Contaminazione batterica in ospedale

Diffuso � il fenomeno della contaminazione batterica in ambiente ospedaliero; fenomeno assai pericoloso ed, anzi, oggi in progressione all'interno delle strutture sanitarie.

Negligenza ed imperizia dei sanitari

La Prima Sez. Civile del Tribunale di Milano, con la sentenza n. 3674 del 12.04.2019, ha affrontato e risolto uno tra i casi di negligenza ed imperizia dei sanitari della struttura ospitante i quali, in presenza di una paziente trapiantata non hanno osservato i protocolli dettati in materia di asepsi, antisepsi e profilassi antibiotica, consentendo cos� a due batteri (staphylococcus aureus e enterococcus faecalis) di causare l'insorgere di una broncopolmonite bilaterale (da stafilococco aureo meticillino - resistente e da enterococco fecale) e di una mediastinite (da stafilococco aureo meticillino - resistente).

Il processo civile

La causa � stata dunque impostata dai familiari della persona deceduta assumendo che le infezioni diagnosticate avessero natura nosocomiale.

Inoltre che i sanitari dell'ospedale, disattendendo quanto disposto dalle linee guida, non avevano adottato le misure volte ad impedire la proliferazione dei processi infettivi; altres� che l'insorgenza, dopo soli tre giorni, di una nuova contaminazione batterica a livello bronchiale (da enterococco fecale) era sintomo di quanto poco scrupolose fossero state le procedure dirette a prevenire l'insorgere delle infezioni; infine che la circostanza che la vittima fosse soggetto immunodepresso, perch� reduce da un intervento di cardiochirurgia, rendesse del tutto prevedibile che l'inosservanza delle regole in materia di asepsi, antisepsi e profilassi antibiotica avrebbe esposto la paziente ad infezioni potenzialmente mortali.

Le consulenze tecniche medico legali

Il Tribunale ha esaminato con cura le risultanze istruttorie e, in particolare, la consulenza tecnica d'ufficio.

I c.t.u. hanno, in definitiva, rilevato i seguenti profili di negligenza in capo ai medici dell'ospedale:

1) il processo infettivo a livello polmonare � da attribuire - in termini di maggiore probabilit� che non - a inadeguate procedure volte ad assicurare le necessarie condizioni di asepsi;

2) il ritardo nell'esecuzione del trattamento chirurgico della mediastinite, che incise sulla diffusione del processo infettivo dal polmone al mediastino e che concorse in termini di maggiore probabilit� che non all'aggravarsi della mediastinite, evidenziando come tale ritardo abbia determinato, in termini di maggior probabilit� che non, l'aggravarsi dello stato settico della paziente assumendo cos� un ruolo concausale nel determinismo del decesso.

In pratica

Da quanto descritto emerge che la condotta dei sanitari dell'ospedale non fu corretta e fu causa, quanto meno secondo il principio applicabile in ambito civilistico del "pi� probabile che non" dell'infezione, e in ultima analisi, del decesso della persona in cura.

Sebbene la paziente sia stata sottoposta a profilassi antibiotica, il ritardo nel trattamento della mediastinite ha inciso sul decorso post operatorio, determinando l'insorgenza prima e l'aggravamento dopo del processo morboso infettivo e la sua prematura morte.

Il risarcimento unitario del danno

Il processo in Tribunale, qui preso come spunto per l'esame dell'argomento, si � chiuso con l'accertamento della responsabilit� dell'azienda sanitaria e il riconoscimento di un danno in favore delle eredi di euro 162.500,00 oltre interessi e spese di causa.

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Avv. Francesco Pandolfi

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